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Su per la Torre!
Cosa???????????????????? Quel serpente umano di centinaia di persone è la fila per salire sulla Tour Effeil???? Si, SI! Caspita vabbè che l’ingegnere Effeil nel 1889 voleva fare un costruzione che stupisse e coinvolgesse tutti i francesi, ma più di 100 anni dopo ancora tutta la gente di 26 luglio, con questo caldo asfissiante è ancora qui ad aspettare ore per poterci salire su, palesa davvero quanto l’arte non abbia età e confini. Comunque questa torre visibile già a parecchia distanza in città non sembra così grande, finchè non te la trovi svettante sulla testa che davvero bisogna piegare il collo di 90° per vederne la cima, Giobby incantata dai mille coreani che la circondano resta giù ad ammirarseli uno ad uno, noi altre coraggiose intraprendiamo la fila, evelina ha fame( e quando mai?!), e allora la baguette ricca di schifezze è sua. La fila è lunga, ma più si accorcia, più cresce la paura per la scalata, la torre è enorme e se poi in cima soffriamo di vertigini? No, BASTA! Siamo qui e dobbiamo salirci, fino in cima, nessuna fermata intermedia, chi ha paura si sta a casa. OOOOOOK. Saliamo! Con l’ascensore naturalmente! C’è gente di buona volontà che se la fa a piedi, ma di certo non siamo noi! L’ascensore è pariantissimo, sale veloce ma non è la velocità a spaventare quanto la distanza che si frappone sempre più fra noi e il suolo sottostante, si sale, si sale, al secondo piano altra sosta, altra fila per salire fino in cima, e poi finalmente: Parigi dall’alto si schiude dinnanzi a noi! Bellissimoooooooooo! Ingabbiati e ben protetti, osserviamo, cerchiamo di individuare i luoghi a noi noti, giriamo tutto intorno alla punta, foto, l’aria fresca ci sollazza e i turisti ci sballottano di qua e di là, ma ne è valsa la pena. Bello, bello! Riprende la corsa, questa volta verso il basso, si scende, meno fila, più impazienza, ma soddisfatte. Parigi si chell ca si!
27 luglio 2008
Sveglia, solita sveglia devastante, la luce filtra dalla finestra della nostra mansarda, ma la voglia di aprire gli occhi non è esattamente parte di noi.
Anche se faticosamente, ci alziamo e giù a fare colazione, dopo un po’ di indecisione la scelta è presa: Maria e Giovanna vanno a Disneyland ed Evelina e Mirella girano per la città alla scoperta di nuovi itinerari.
La prima meta che io e Mirella tentiamo di raggiungere è il “Centre Pompidou” modernissimo museo delle arti contemporanee, costruito con impianti architettonici futuristici, nel quale si mescolano mostre delle correnti artistiche più all’avanguardia e curiosi esperimenti di fisica e moderna tecnologia, ce lo giriamo un po’ con entusiasmo e curiosità, poi sempre con cartina alla mano (eh si in mancanza di tom-tom Giobby si fa quel che si può) ci infiliamo nelle stradine che portano verso la grande Senna; nei vicoletti ci colpisce una chiesa gotica, bellissima, sconosciuta, dispersa tra i mille monumenti di Parigi, ma nella quale si sente tutto il sapore dell’anima medievale della città, anche se ancora non ci siamo spiegate cos’erano o meglio chi erano quelle persone in gruppo che pregavano coralmente a cerchio (Qualcuno sa spiegarmi qui sont?). Arriviamo lungo le fleve de Paris e sorpresa : Spiaggie artificiali con frotte di bambini, ragazzi, famiglie che prendono il sole, si bagnano con docce sistemate ad hoc e si tuffano in piscine di plastica che si spargono lungo la riva. L’ ingegno umano dove arriva?! Ciò che non hai te lo crei! Grandi Parigini. Compriamo i biglietti per il Bataux Musce, si io e Mirella ci facciamo la gitarella romantica cor a cor sulla Senna... ma prima CIBOOOO! E non è che ci accontentiamo del cinese o delle crep insipida, ci trattiamo bene, scegliamo un bel ristorantino fine ed elegante con vetrate che affacciano niente popo di meno che sulla Cattedrale di Notre Dame... eeeeee, bellissimo, anche il cibo è ottimo, come sempre Evelina sceglie il menù e Mirella apprezza, dopo un salutino al nostro amichetto (wc), ci imbarchiamo sul battello più romantico d’ Europa e ci godiamo tutto il corso del fiume che costeggia il centro della città, il sole è forte ma all’ombra la brezza rende il panorama dolcissimo e rilassante. Giro di boa, si torna sulla terra ferma, ora è la volta di altri monumenti. Dinanzi ai nostri occhi si apre la Consergerie, palazzo reale risalente al Medioevo con annessa cappella palatina, la Saint Chapelle. Fila per i biglietti, passaggi delle borse nelle macchinette antiterrorismo (ma perché il mio zaino fa sempre scattare l’allarme, fa che sono una sovversiva e non lo so?) e entriamo nell’atrio dell’antico castello, con volte a crociera stupende e maestose, saliamo i gradini tortuosi e ci troviamo nelle carceri, che tra i tanti prigionieri ha avuto, per gli ultimi istanti della sua vita, la regina Maria Antonietta, sono visitabili le stanze della ghigliottina e la cappella delle sue ultime preghiere, beh stavolta è proprio il caso di dirlo, la regina è passata delle stelle alle stalle, Mirella vuole vedere il resto del castello ma i Francesi non si sbottonano più di tanto, e l’uscita è a pochi passi; ora è la volta della Saint Chapelle, entro solo io,gratis, grazie al mio magico libretto e ad una meno magica ma molto più pragmatica oratoria, la chiesa è stupenda uno spettacolo sublime, vetrate colorate enormi irradiate dalla luce meridiana che creano una suggestione quasi surreale, una visione abbacinante ed estatica, tantissime candele e candelabri, arredi sacri preziosi e un silenzio,è proprio il caso di dirlo, religioso, la rendono, a parer mio, la chiesa più bella del mondo.
Prossima tappa: Pigalle, eh, lontanuccio dal centro, forza e coraggio cerchiamo un mezzo per arrivarci, chiediamo gentilmente informazioni ai parigini alle fermate degli autobus, la cosa non sembra semplice, non sanno manco loro come si arriva e soprattutto non sanno come farci capire come si arriva, abbiamo rischiato anche di farci investire (vabbè cosa di ordinaria amministrazione), alla fine un autista e delle vecchiette gentili ci indicano l’autobus giusto e si va verso la parte alta della città, arriviamo a Pigalle quartiere che nell’ 800 era patria degli artisti bohemien, caotica colorata e... porno, sexy shop e magazzini simili ogni due passi, e allora come possiamo non fare una breve e interessante sosta al museo dell’erotismo?! 5 piani dedicati all’arte del sesso in tutte le sue manifestazioni, non era tanto imbarazzante ma comunque all’ingresso un po’ di vergogna ci ha fatto compagnia mentre pagavamo il biglietto(ridotto studenti, ovviamente). Ma Pigalle è anche la strada del teatro più amato e contestato del mondo il Mouline Rouge, col suo mulino rosso sul tetto dell’ingresso non passa per niente inosservato. È tempo di tornare verso l’albergo, scendiamo tranquillamente a piedi le strade verso il centro storico e per strada troviamo una chiesa dove celebrano la messa in francese, ero troppo curiosa e ci sentiamo l’inizio della funzione, che sfizio il rito è identico a parte la lingua che è diversa, però Mirella poi si scoccia e si riprende il ritorno, quasi vicino l’albergo sul gran boulevard, troviamo una signora gentile col chiosco delle creps e ce ne prendiamo due al cioccolato e a Miri viene voglia di Churros, spirali fritte con lo zucchero, buon buon, metti in saccoccia e si torna alla base. Stanche ma felici ci rifocilliamo e riposiamo in attese delle Disneiane. Tirando le somme la giornata è stata molto piacevole, abbiamo davvero girato Parigi in lungo e il largo e poi non in ultimo per un giorno intero non abbiamo sentito nominare TAIWANESI E COREANI. SIIIIIIIIIIII!!! XD
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